Erasmus, decenni di condivisione per un programma in continua evoluzione

Relazione della studentessa Elena Zambra sulla propria esperienza di Erasmus+ e sul seminario INAPP “Trent’anni di Erasmus per l’istruzione e la formazione: dai risultati alle nuove sfide”

Mi chiamo Elena e sono una studentessa di quinta superiore dell’indirizzo Relazioni Internazionali per il Marketing, presso l’Istituto di Istruzione Superiore “J.F. Kennedy”, in provincia di Padova. Durante il mio percorso scolastico ho avuto più volte la possibilità di partecipare a progetti di mobilità lunga finanziati dal programma europeo Erasmus+. In particolare, nel giugno 2017 (ovvero l’estate tra la quarta e la quinta superiore) ho partecipato al progetto Erasmus+ VET con destinazione Berlino, capitale della Germania. Per prender parte a questo progetto dovetti raggiungere il punteggio necessario per vincere la borsa di studio, calcolato sul risultato di un esame di lingua tedesca, a cui furono sommati altri punti relativi alla media scolastica e all’affidabilità di ciascuno studente. Quando seppi di aver vinto il concorso mi riempii di entusiasmo: non vedevo l’ora di partire! Prima della partenza frequentai un corso extrascolastico di tedesco con un’insegnante madrelingua, insieme agli altri studenti che avrebbero partecipato ad Erasmus+ a Berlino, in modo approfondire le competenze linguistiche e migliorare la nostra preparazione, in vista di un’immersione totale nella lingua e cultura tedesca. Il mio periodo di mobilità all’estero durò complessivamente cinque settimane, durante le quali fui ospitata presso l’appartamento di una signora anziana di nome Monika, nella zona Est della città, a dieci minuti di metro dal centro (che nel caso di una metropoli come Berlino sono davvero pochissimi!).

Nonostante fossi solita chiamare Monika “mamma”, sarebbe stato più opportuno chiamarla “nonna”, sia per l’età, sia per la saggia fermezza. La sua severità era però compensata dalle ottime abilità in cucina: una volta preparò nientemeno che una pizza buona come quella che si mangia in Italia! Durante la prima settimana frequentai una scuola di lingue per potermi innanzitutto ambientare e avere un primo assaggio della lingua viva, che per certi aspetti è molto diversa da quella “scolastica” che sia apprende sui banchi di scuola. Una lezione che mi colpì molto fu sui vari dialetti e le pronunce locali della Germania, e in particolare sul dialetto di Berlino: la comprensione era davvero difficile, infatti nelle settimane seguenti ebbi qualche problema a relazionarmi con la gente del posto, in particolare con le persone anziane. Con il passare dei giorni, però, riuscii a comprendere anche qualche suono dialettale e ad affrontare una conversazione senza grandi difficoltà. Durante le ultime quattro settimane di mobilità lavorai come stagista in una libreria, a diretto contatto con la clientela. Questo posto di lavoro mi fu assegnato in seguito ad un colloquio con l’agenzia tedesca che gestiva la mia permanenza in Germania, durante il quale mi venne richiesto di parlare delle mie passioni, delle mie abitudini, ma soprattutto del lavoro che mi sarebbe piaciuto svolgere.

Le mie mansioni furono davvero molteplici, alcune delle quali richiedevano responsabilità e fiducia da parte dei miei datori di lavoro, come l’utilizzo della cassa e la gestione delle ordinazioni. Imparai anche alcune funzioni proprie del Pag. 2 di 3 marketing, utili per il mio indirizzo di studi, come l’allestimento della vetrina e la disposizione dei libri all’interno del negozio, in modo che i più recenti risaltassero rispetto a quelli di più vecchia data, e in modo che quelli rimasti invenduti per molto tempo potessero attirare l’attenzione della clientela. Dopo il lavoro e durante il fine settimana visitavo la città: il mio luogo preferito fu Weißensee, un lago che offre la possibilità di fare il bagno e noleggiare una piccola barca. Anche i musei della città sono meravigliosi, ben curati e gratuiti per chi, come me al tempo, ha meno di diciott’anni. Berlino è una metropoli giovane, multiculturale, piena di novità. Annoiarsi fu impossibile, soprattutto grazie alla rete di trasporti che permise a me e ai miei compagni d’avventura di raggiungere anche le mete più rare e lontane! In data giovedì 7 dicembre 2017 mi venne offerta la possibilità di raccontare la mia esperienza presso l’Istituto INAPP di Roma, in occasione del seminario “Trent’anni di Erasmus per l’istruzione e la formazione: dai risultati alle nuove sfide”. L’incontro si aprì in mattinata con l’introduzione di Ugo Menziani e Paola Nicastro, rispettivamente Direttore Generale degli ammortizzatori sociali e della formazione e Direttore Generale INAPP, che presentarono dati e statistiche sulla diffusione e attuazione dei progetti Erasmus+ dal 2014 ad oggi. A seguire furono intervistati tutti gli studenti presenti, ai quali venne chiesto di esporre i punti principali della propria avventura, rispondendo alle domande dello scrittore Paolo Damosso. A me fu chiesto, in particolare, di elencare i principali aspetti lavorativi che appresi dal popolo tedesco. Durante la mia permanenza all’estero ebbi modo di notare la puntualità dei lavoratori in Germania. La precisione nelle scadenze e negli orari è fondamentale, come lo è anche la distinzione tra lavoro e tempo libero: al termine dell’orario di lavoro, infatti, i tedeschi si dedicano esclusivamente al riposo, senza la preoccupazione di ricevere e-mail dal proprio ufficio. Un’altra singolare prassi del mondo lavorativo in Germania è la rigorosa cortesia con cui i dipendenti si rivolgono alla clientela. Durante il mio periodo di stage in libreria mi fu chiesto di dare del Lei anche ai miei coetanei, a differenza di ciò che accade in Italia, dove si usa spesso dare del Tu al cliente.

Noi italiani, si sa, siamo molto confidenziali! Dopo una breve pausa caffè venne introdotta una tavola rotonda coordinata da Stefano Sacchi, Presidente INAPP, durante la quale gli esponenti di varie Istituzioni illustrarono nuove proposte al fine di potenziare il programma Erasmus+, tra cui: Luigi Bobba Sottosegretario di Stato presso il Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali Vittorio Calaprice Rappresentanza in Italia della Commissione Europea Claudio Gentili Vicedirettore dell’Area Lavoro Welfare e Capitale Umano di Confindustria Ugo Menziani Direttore Generale degli ammortizzatori sociali e della formazione presso il Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali Claudio Gagliardi Vicesegretario Generale di Unioncamere Durante il dibattito venne offerto a me ad un altro studente tra i presenti l’invito ad esporre in maniera approfondita la propria opinione riguardo Erasmus+. Durante il mio intervento affermai la necessità di infondere coraggio nella nuova generazione, che attualmente affronta il passaggio dagli studi al mondo del lavoro con timore. Nella stessa mattina venne ribadito il concetto secondo cui i giovani d’oggi non appartengono ad una generazione di fannulloni, nonostante molte volte essi vengano dipinti proprio in questa maniera. Da adolescente, credo che i giovani siano semplicemente scoraggiati di fronte ad un futuro che non dà loro certezze, dove l’occupazione sembra un miraggio. Dinanzi ad un inserimento nel mondo del Pag. 3 di 3 lavoro che fa paura, sono proprio le esperienze come il programma Erasmus+ VET che trasmettono un coraggio nuovo agli studenti che vi partecipano.

Un primo approccio al lavoro guidato, positivo e in un’ambiente stimolante è utile per comprendere le esigenze dei datori di lavoro e le caratteristiche che formano un buon dipendente, com’è utile anche per sperimentare impieghi diversi e rendersi conto delle proprie vocazioni! Erasmus è un programma che dalla sua nascita, trent’anni fa, non ha mai smesso di evolversi con nuove idee e nuove proposte. Proprio a causa della sua importanza, durante il mio intervento alla tavola rotonda suggerii di rendere la mobilità all’estero una componente obbligatoria della formazione di ciascuno studente, vista anche la recente introduzione dell’Alternanza Scuola-Lavoro, che già impone ai giovani di effettuare esperienze lavorative durante il percorso di studi. Un altro tema sollevato fu il coinvolgimento delle imprese, che spesso non conoscono i programmi europei di mobilità e, ricevendo innumerevoli curriculum, non danno il giusto peso alle esperienze di formazione all’estero svolte dagli studenti. A seguire, dopo la pausa pranzo è stato organizzato un laboratorio sui recenti risultati di Erasmus+ VET e sulla possibilità di creare reti di collaborazione con potenziali promotori. Sarà davvero interessante osservare la crescita di Erasmus nei prossimi anni e contare il numero di giovani ai quali questo programma, come a me, ha lasciato un segno sul cuore.

Monselice, mercoledì 13 novembre 2017 Elena Zambra Studentessa presso l’Istituto di Istruzione Statale “J.F. Kennedy” – Monselice (PD)